Stephen D. DUMONT (University of Notre Dame) ha mostrato i primi esiti del lavoro editoriale condotto sui Reportata Parisiensia, mediante l’analisi dell’Explicit del Manoscritto di Vienna 1453. Secondo lo studioso, il fatto che si tratti di una reportatio examinata non significa che il testo sia stato rivisto dall’autore stesso relativamente al materiale scrittorio (vale a dire, delle collezioni di copia), ma si riferisce ad una prassi in uso presso gli Ordini mendicanti, soprattutto tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, secondo la quale l’examinatio riguarderebbe semplicemente l’analisi del contenuto dottrinale del testo al fine di garantirne la riproducibilità manoscritta del medesimo e, dunque, la diffusione. L’autore, infine, ha anche chiarito la natura delle Additiones Magnae per le quali sarebbe opportuno distinguere quelle appartenenti al I libro da quelle appartenenti al II.  

 


Prof. Stephen Dumont

 

Tema: Soluzioni ad alcuni problemi letterari della Reportatio parisiensis di Duns Scoto

Con il presente intervento verranno risolti due problemi fondamentali per l’edizione critica del primo libro del commento parigino alle Sentenze di Giovanni Duns Scoto, commento conosciuto come Reportatio parisiensis. Entrambi i problemi riguardano il manoscritto che, per quasi un secolo, è stato considerato il più importante manoscritto che tramanda la Reportatio: Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Cod. 1453. L’importanza di questo manoscritto è dovuta al suo famoso explicit, identificato per la prima volta da Auguste Pelzer nel 1924 e in seguito ripetuto quasi in tutte le pubblicazioni su Duns Scoto:

Explicit reportatio super primum sententiarum sub magistro iohanne scoto, et examinata cum eodem venerando doctore. (f. 125va)

Questo explicit indusse generalmente gli studiosi a credere che il codice di Vienna fosse una copia della Reportatio parigina esaminata e corretta personalmente da Scoto – reportatio a magistro approbata et edita – come affermò Karl Balić. Tutta la letteratura successiva si basò su questa interpretazione e il codice Vienna 1453 fu unanimemente considerato il testimone più autorevole della Reportatio. Questa interpretazione fu fortemente messa in discussione nel 2005, quando Klaus Rodler pubblicò una sua edizione critica del Prologo al primo libro della Reportatio di Scoto. Dopo un’analisi approfondita di tutte le versioni e di tutti i manoscritti del Prologo parigino di Scoto, Rodler si rifiutò di considerare Vienna 1453 un testimone autorevole per due ragioni. (1) La prima: Rodler sostenne che il testo del Prologo contenesse alcuni errori – come, ad esempio, testo fuori posto e obiezioni senza risposta – inconciliabili con la revisione e la correzione di Scoto annunciata nell’explicit. (2) La seconda e più importante motivazione: diversi paragrafi provenienti da una versione successiva delle lezioni parigine di Scoto, le Additiones magnae, furono interpolati nel testo del Prologo tramandato da Vienna 1453. Le Additiones magnae sono un’opera compilatoria scritta da Guglielmo di Alnwick, socio e segretario di Scoto. Era comune opinione che le Additiones magnae fossero state compilate da Alnwick dopo la morte di Scoto, pertanto Rodler ritenne impossibile che il testo tramandato da Vienna 1453 fosse stato esaminato e approvato da Scoto. Infine, Rodler rigettò l’autorevolezza del famoso explicit, suggerendo che poteva perfino trattarsi di uno pseudografo. Di conseguenza, Rodler rigettò l’autorevolezza dello stesso codice Vienna 1453.

In questo intervento vengono discusse le due difficoltà sollevate da Rodler, ora ampiamente presenti nella letteratura secondaria. Innanzitutto discuterò la prima ragione addotta da Rodler (1). Il famoso explicit è stato interpretato in modo errato da tutti gli studiosi – incluso Rodler – a partire dall’interpretazione di Pelzer. L’explicit non dice che Scoto abbia editato o approvato le reportationes delle sue lezioni parigine. Questo documento raro e prezioso si riferisce all’esame dell’opera da parte delle autorità dell’Ordine francescano, incaricate dal ministro generale o provinciale di esaminare ogni opera prima di permetterne la pubblicazione. A chiara dimostrazione di ciò, viene effettuata una esaustiva analisi degli statuti medievali degli Ordini francescano e domenicano, che regolavano la copia e la pubblicazione delle opere composte dai membri dell’Ordine. Inoltre, vengono addotti altri documenti riguardanti questo tipo di esami. Quel che viene esaminato dall’Ordine è l’ortodossia dottrinale riguardo alla fede e ai costumi (circa fides et mores). Non viene invece effettuata dall’Ordine un’analisi e una correzione del testo per quanto concerne gli errori di copiatura o l’organizzazione dello stesso. L’autorevolezza dell’explicit è dunque pienamente confermata: l’explicit comunica chiaramente che il testo di Vienna 1453 è il testo che è stato esaminato e approvato per la pubblicazione dall’Ordine in presenza dello stesso Scoto (cum eodem venerando doctore).

L’interpretazione rivista e corretta dell’explicit permette di risolvere il secondo problema di Rodler. (2) Rodler afferma che alcuni passaggi dalle Additiones magnae di Alnwick sono presenti nella versione del Prologo della Reportatio tramandata dal manoscritto viennese. A mio avviso, l’autorevolezza del testo presente in Vienna 1453 e il procedimento seguito da Alnwick nella compilazione delle Additiones implicano che le parti di testo in questione non siano aggiunte posteriori al testo della Reportatio, derivate dalle Additiones. Al contrario, queste parti di testo derivano dalla versione delle Reportationes contenuta in Vienna 1453 e furono in seguito inserite nelle Additiones. A sostegno di questa sorprendente conclusione viene innanzitutto mostrato come le Additiones fossero un genere letterario o una tecnica di composizione comunemente diffusa tra i commenti alle Sentenze composti a Parigi dai membri degli Ordini mendicanti. In seguito viene spiegata la tecnica adoperata da Alnwick nelle Additiones al primo libro della Reportatio di Scoto, distinguendo questa tecnica da quella utilizzata nella composizione delle Additiones al secondo libro delle lezioni parigine di Scoto. In conclusione, le Additiones magnae al primo libro della Reportatio dovrebbero essere considerate opera genuina di Scoto, così come affermato dai suoi contemporanei, Alnwick incluso. Le Additiones magnae furono in effetti la versione più di successo delle lezioni parigine di Scoto.

 

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