L'Eucarestia nel mistero dell'Incarnazione


Scoto ci dirà anche, come opinione contraria ad altri dottori, che Cristo nell'Eucaristia, non è privo di nessuna azione immanente. Persino, esercita alcuna operazione che non avrebbe se non fosse nell'Eucaristia. Così oltre alla conoscenza sensibile e intellettuale che possiede in cielo, nell'Eucaristia ha la conoscenza intuitiva delle cose vicine che non potrebbe conoscere intuitivamente dal cielo a motivo della distanza. Conseguentemente alla posizione centrale dell'Eucaristia nella vita della Chiesa e di ogni cristiano, ci saranno degli scotisti nel secolo diciassettesimo che considereranno l'Eucaristia integrata consostanzialemente nel mistero dell'Incarnazione e, quindi, prevista da Dio per diventare, nella creazione, la manifestazione incondizionata dell'amore divino. Mediante l'Eucaristia si compirebbe in qualche modo l'assunzione di tutto il creato in Cristo, manifestando così in un modo nuovo la meraviglia del suo amore.

La presenza di Cristo nell'Eucaristia non è, per Duns Scoto, un'umiliazione, anzi è esaltazione della materia in un servizio di amore. Non è in contraddizione con Francesco nella preziosa ammonizione sull'Eucaristia: O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell'universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! L'Eucaristia è ormai un'umiltà di esaltazione: il Cristo glorificato in corrispondenza alla sua amorosa umiliazione: umiliò se stesso, per cui Dio l'esaltò al di sopra di ogni nome. Ed è il Cristo glorioso che è nell'Eucaristia.

I Ministri generali nella prima lettera ricordata all'inizio, mettono questa citazione: «Dico, quindi, come mia opinione, - riguardo alla presenza universale del Corpo eucaristico di Cristo in qualsiasi parte dello spazio e del tempo cosmico-, che già prima dell'Incarnazione e prima che "Abramo esistesse", nell'origine del mondo, Cristo poté aver avuto una vera esistenza temporale in forma sacramentale... E se questo è così, si segue che l'Eucaristia poté aver esistito prima della concezione e della formazione del Corpo di Cristo nel purissimo sangue della Beata Vergine». (Oxoniensis, IV, d. 10, q. 4, n. 6.7; Ed. Vivès XVII, 232a. 233a). Queste parole sono in realtà di Antonio Hickey (+1641) nel suo commentario a un detto di Scoto distinguendo il modo di essere nella natura e il modo di essere secundum quid, cioè nell'Eucaristia. E non vede come contraddittoria la separazione anche temporale dei due modi di essere... Io non entrerò in questa supposizione, che ben potrebbe essere un vaticinio della teoria della relatività di Einstein.

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