Il mistero della transustanziazione


Ma Scoto, pienamente sottomesso al voler di Dio dentro della Chiesa, ma cosciente della non irrazionalità delle verità rivelate, prova di spiegare cosa può dire lui stesso sulla realtà della transustanziazione. Risparmio anche adesso i lunghi e come sempre sottili ragionamenti di chi non ha fretta di finire argomenti e contro-argomenti. Soltanto vi trattengo con l'ultima spiegazione che ci dà della transustanziazione affermata da lui per fede: Dico che in questa conversione la sostanza del pane non viene annichilata perché nella transustanziazione eucaristica c'è solo un transito adduttivo in cui il termine ad quem (il corpo di Cristo), di per sé di segno (cambio) positivo, non si oppone al termine a quo (sostanza del pane), di per se di segno (cambio) privativo, e quindi la sostanzia del corpo di Cristo non può essere ragione della negazione o scomparsa della sostanza del pane. Si può dunque dire che questa conversione è di sostanza a sostanza, non in quanto all'esse della sostanza semplicemente, ma in quanto al suo hic esse (la sua presenza-qui). E siccome il corpo di Cristo nel suo hic esse (presenza-qui) succede al pane nel suo hic esse (presenza-qui), in questo modo il pane nella sua presenza-qui si converte nel corpo di Cristo nella sua presenza-qui. E questi scambi, benché si verificano tra sostanze, nonostante non sono tra sostanze in quanto sostanze, perché i termini lo sono solo nel modo della presenzialità. È dunque una transustanziazione traslativa e non produttiva. Il pane non perde il suo essere semplicemente per annichilazione, soltanto perde il suo essere-qui.

Questa corrispondenza la chiama Scoto bella (et patet satis pulchra correspondentia). E si vede bene la bellezza della corrispondenza, perché allo stesso modo che il corpo di Cristo acquisisce una nuova presenza senza perdere quella anteriore, il pane, al contrario, perde la sua sostanza senza acquisire nulla. Smette di esser qui senza acquisire un'altra presenza in qualsiasi parte. Grande onore della sostanza di perdersi per dar luogo a Cristo, dico io.

"Perché spiegare la fede con termini così difficili?" Si domanda il prete francese Alain Bandelier. E risponde: Ogni campo di conoscenza suscita il suo vocabolario proprio. Dall'origine, per così dire, la fede cristiana ha avuto bisogno di foggiare nuovi termini e concetti (o rinnovare il loro senso). Eucaristia, Trinità, battesimo sono parole piuttosto "tecniche". Il termine transustanziazione esprime qualcosa che nessun'altra parola può in modo così esatto, e questa parola non è più difficile che polimerizazione in chimica o estabulazione in agricoltura! Senza parlare del vocabolario necessario oggi per parlare di hi-fi o di informatica o di fotografia digitale!.

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