La Chiesa e l'Eucarestia


I teologi, dice Scoto, pensano che la presenza di Cristo si verifica in virtù di un cambio della sostanza del pane e del vino nella sostanza del Corpo e del Sangue di Cristo, cioè per la transustanziazione. Faccio notare che la maggior parte della bibliografia sull'Eucaristia in Scoto si fissa soprattutto nel suo atteggiamento riguardo alla transustanziazione. Tralascio adesso i lunghi e sottili ragionamenti della logica e della cosmologia medievale, per guardare anzitutto quello che è il nostro tema: il doppio riferimento che Scoto fa dell'Eucaristia alla Chiesa e della Chiesa all'Eucaristia.

Tommaso, citato da Scoto senza nominarlo, affermerà che la transustanziazione si deduce necessariamente dalle parole rivelate "questo è il mio corpo" (Hoc est corpus meum). Poi addurrà come altre prove della transustanziazione quel che abbiamo visto citato da Scoto come convenienza della presenza reale di Cristo. Scoto nega la validità costringente di queste argomentazioni. La transustanziazione non è metafisicamente condizione necessaria per la presenza reale di Cristo nel sacramento. Dio può potrebbe fare che ci fosse la presenza reale di Cristo insieme con la sostanza del pane. Anzi, come segno significativo lo è meglio che gli accidenti senza sostanza. Poi, il pericolo di idolatria è riguardo alle specie senza sostanza lo stesso che con la sostanza.

Davanti a queste considerazioni, conclude Scoto – sorprendentemente!-, si deve scegliere la soluzione della simultaneità della sostanza del pane insieme con il corpo de Cristo, perché è apparentemente più armonica e idonea e meno difficile. (Forse quel professore del Congo aveva finito qui la lettura di Scoto).
Tutti questi ragionamenti, che, come abbiamo visto, lo stesso Scoto aveva addotto per la convenienza della presenza sacramentale, Scoto viene a dire che, se provano qualcosa è la debolezza della ragione di fronte al mistero di Dio, la cui libertà creatrice non si lascia imporre delle regole a partire dai nostri discorsi. E viene di nuovo a precisare quel che crede per la fede e perché. Senza altro crede e confessa che il mistero della presenza di Cristo nell'Eucaristia si tiene come conseguenza della transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo, scomparendo la sostanza del pane e del vino e rimanendo le loro specie o accidenti. Lo sostengo, dice Scoto, non per le ragioni sopra riferite. E quello che ho detto, cioè, che la verità dell'Eucaristia si potrebbe salvare permanendo il pane senza transustanziarsi, non corrisponde a tutta la verità, poiché Cristo non la istituì in questo modo, bensì secondo l'insegnamento della Santa Romana Chiesa. E cita testi del Concilio Lateranense (IV) sotto Innocenzo III, notando che in esso si dichiara esplicitamente la verità di alcune cose che si devono credere, ma si trovano meno esplicite nel Simbolo degli Apostoli o in quello di Atanasio o di Nicea.

Effettivamente, nel capitolo Firmiter credimus, si dice: Lo stesso Gesù è sacerdote e sacrificio, il cui corpo e sangue si contiene veramente nel sacramento dell'altare sotto le specie di pane e vino....essendo transustanziati il pane nel corpo e il vino nel sangue per la potestà di Dio. Poi la Chiesa ora, come si vede nel Canone della Messa, affinché il pane e il vino diventino il corpo e il sangue di Cristo. Non prega per l'impossibile. Dunque si deve sostenere che la sostanza del pane cessa di essere, sparendo in virtù di una conversione e che il suo smettere di essere è la conversione nel corpo di Cristo. E questo, ribadisce Scoto, lo sostengo principalmente per l'autorità della Chiesa, che non sbaglia nelle cose di fede e costumi. Quindi, si deve credere che il significato del corpo di Cristo ci sia soltanto negli accidenti o specie senza la sostanza. E questo in virtù della transustanziazione.

E qui viene quel che ci rivela l'opzione più decisiva per Scoto. E se mi domandi, dice ( t. XVII p.376b), perché la Chiesa volle scegliere una concezione così difficile di questo articolo (di fede), quando le parole della Scrittura si potrebbero salvare nella concezione facile e più vera secondo le apparenze, ti dico che la Chiesa ha formulato e spiegato questo dogma secondo lo spirito con cui è stato scritto o stabilito. E secondo questo spirito, la Chiesa Cattolica lo ha trasmesso, cioè istruita dallo Spirito della Verità. E se ha scelto questo concetto di transustanziazione è perché è il vero. Non è che la Chiesa abbia la potestà di fare che una cosa sia vera o non vera, piuttosto è Dio quel che lo stabilisce. La Chiesa soltanto spiega lo stabilito da Dio, guidata in questo, come si crede, dallo Spirito della Verità. Ecco come Scoto vede il mistero della Eucaristia nel mistero della Chiesa e la Chiesa nel mistero dell'Eucaristia. Proprio due settime fa Benedetto XVI diceva ai membri dell'Istituto Biblico: "Se l'esegesi vuole essere anche teologia, deve riconoscere che la fede de la Chiesa è quella forma di 'simpatia' senza la quale la Bibbia resta un libro sigillato". (Osserv. Romano, lunedì-martedì 26-27 ottobre 2009) 1. Simpatia stretta con la Chiesa quella del nostro Dottore eucaristico

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