L'Eucarestia espressione dell'amore divino


Nello sviluppo del nostro tema Scoto procede in un modo che possiamo dire circolare. Prima espone in modo generale i dati della fede, poi considera le spiegazioni che si danno da parte dei maestri da lui conosciuti riguardo al modo di farsi la presenza di Cristo, cioè per la transustanziazione. Nella sua sempre sottilmente realista valutazione delle argomentazioni, rigetta il valore apodittico che Tommaso e altri vogliono dare alle loro prove. Poi mostra il motivo definitivo della sua convinzione di fede nella transustanziazione. È qui dove appare la figura genuina di Scoto prima credente che filosofo o teologo. Ma non lascerà senza lavoro la propria ragione.

In primo punto che stabilisce nella prima questione del suo trattato è giustificare come l'Eucaristia è anche sacramento secondo l'idea comune previamente spiegata: "L'Eucaristia è un segno sensibile che, per istituzione divina significa efficacemente la grazia di Dio o effetto gratuito di Dio, ordinato alla salvezza dell'uomo viatore. Però questo non basta. L'Eucaristia si distingue dagli altri sacramenti. Mentre questi consistono in un'azione fugace per conferire la grazia divina, nell'Eucaristia, quel che si consegna all'uomo è lo stesso autore della grazia. Cristo appare nell'Eucaristia come donazione dell'amore più grande di Dio all'uomo. Non un segno transeunte, ma permanente, un segno, spiega, in cui 'le specie sensibili di pane e vino, dopo la consacrazione fatta dal sacerdote, significano il corpo e sangue di Cristo contenuti realmente sotto le stesse specie. Questo fa che sia il più nobile dei sacramenti verso il quale guardano gli altri come alla loro pienezza.

Importante nella concezione cristocentrica di Scoto è il legame che stabilisce tra la presenza sacramentale di Cristo e la sua promessa nel Vangelo:"Ecco che io sono con voi fino a la fine del mondo" (Mt 28,20). Questo non è soltanto l'onnipresenza come Dio. Vuol dire che lui, il Cristo, Verbo incarnato, con il corpo e sangue che furono causa della nostra redenzione, continuerà tra noi nel mondo, e non come un mero segno sensibile, ma nella loro realtà. In questo modo, dice Scoto, ci sentiremo più impegnati nel mostrare a Cristo la nostra riverenza e devozione. C'è il compromesso di Cristo con la creazione, la quale acquisisce il suo senso originale nel piano di Dio che l'ha voluta, dalla materia fino all'uomo, all'interno del Summum Opus del suo amore. Il sommo amore che è Cristo davanti al Padre ci coinvolge tutti. L'Eucaristia costituisce in questo contesto esistenziale l'espressione più profonda, più vicina e pura dell'amore divino. In una parola, insuperabile. Un amore puro, senza condizionamenti, che Scoto propose nella sua visione originale della predestinazione di Cristo.

Dio, aveva detto nel commentario al terzo libro, conosce se stesso come infinitamente amabile ed è beato in questo amore di se. Egli non può ricevere né desiderare alcun vantaggio dall'amore di un altro essere. Soltanto può compiacersi della possibilità di comunicare questo amore e questa beatitudine ad altri: vult alios condiligentes. E nella sua liberalità predestina il primo e supremo amatore: Cristo, il Verbo Incarnato e Summum opus Dei. Anche lui vorrà altri coamanti – perché l'amore non è chiusura, ma apertura nella comunione. E in vista di lui avrà l'esistenza tutto il creato coinvolto in questa diffusione d'amore, della quale saranno espressione coscienti gli uomini. Questo è il mistero dell'amore nella grazia e nella carità data da Dio attraverso Cristo. E Cristo, segno visibile della divinità nel suo corpo umano durante la vita vuole continuare realmente presente nell'Eucaristia: sacramento di lui stesso e, con lui, centro di tutto il creato e donazione suprema dell'amore di Dio nella sua purezza e liberalità originale.
a ritiene fermamente per fede e che cosa ci offre mediante la ragione.

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