Le 'quaestiones' di Scoto sull'Eucarestia



Invero, Scoto non ci ha lasciato la ricchezza spirituale di Tommaso d'Aquino, con i suoi inni eucaristici nell'ufficio del Corpus Christi, né un sostanzioso trattato di preparazione alla Messa come Bonaventura. Comunque le sette distinzioni del commentario oxoniense sommano 28 diverse questioni, riproposte più brevemente nelle 30 questioni in 6 distinzioni dei Reportata Parisiensia. Per farsi idea del lavoro ingente del nostro Dottore basta citare come esempio alcune delle sue domande: L'Eucaristia è veramente sacramento? È possibile che il Corpo de Cristo si contenga sotto le specie? Come può trovarsi in vari loci allo stesso tempo, nel cielo e nell'Eucaristia? Nella sua esistenza naturale e quella sacramentale, possiede le stesse parti e proprietà? Una questione speciale si riferisce alle azioni immanenti, ecc.

Alla transustanziazione dedica tutta una distinzione con sette questioni: È possibile che un essere si converta in un altro essere? Cosa accade con la sostanza del pane? Se converte nel corpo di Cristo o viene distrutta o annichilata? Riguardo alla sussistenza delle specie dopo la consacrazione, si domanda se nell'Eucaristia c'è un accidente senza soggetto. Nella conversione fatta nell'Eucaristia è necessario che Dio crei alcuna sostanza? E così via...

Se ci atteniamo al numero, estensione e soprattutto alla sottigliezza del trattato, certamente Giovanni Duns Scoto può dirsi "Teologo dell'Eucaristia". Ma non solo per questo. Benché tutte le questioni si riferiscano direttamente al problema fisico o metafisico che ci crea il fatto di fede nella presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, che si offre ai nostri occhi senza variazione prima e dopo la consacrazione, si trovano dei riferimenti in cui risulta palese il suo pensiero teologico radicale.

Ma per capire la profonda spiritualità delle sue elucubrazioni, ci illumina la preghiera che spunta quasi congeniale in mezzo ai suoi finissimi ragionamenti sull'esistenza di Dio nell'opuscolo 'De primo Principio'. "Signore Dio nostro, insegna al tuo servo il modo di dimostrare con la ragione ciò che ritiene certissimo per fede". In una parola, Scoto faceva la teologia orando. Spero che questo mio discorso – anche sottile non disturbi, anzi incoraggi la nostra preghiera.

Alla luce di quanto detto domandiamo a Scoto che cosa ritiene fermamente per fede e che cosa ci offre mediante la ragione.

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