3. Rapporto tra filosofia e teologia



Ci sono infatti diverse modalità di sapere. Normalmente si tende a porre in contrasto tra loro il credere e il sapere.
Secondo Scoto invece anche il credente sa. Non si può negare al credente il sapere. Il credente riceve la certezza del suo sapere attraverso l'attendibilità del testimone.
Sulla scia di Sant´Agostino, Scoto attribuisce alla "scienza" un valore più ampio, un significato di notitia cum adhaesione firma, cioè una conoscenza che si fonda su un consenso certo, attendibile.

Come si raggiunge una notitia cum adhaesione firma?

In due modi: primo, attraverso delle prove logiche; secondo, attraverso un mediatore.

Le prove logiche fanno leva sull'attività razionale e implica tutti gli strumenti concettuali disponibili in campo filosofico. Da questo punto di vista si accetta il metodo di indagine speculativo di Scoto, se si prescinde dai contenuti e dalla metodologia seguita, particolarmente originali, non esclude nessuna delle piste già note alla tradizione di indagine filosofiche.Particolarmente originale è invece l'uso che Scoto fa della mediazione della Rivelazione, soprattutto nel singolare rapporto della medesima con l'atività più prettamente speculativo-razionale.

Alla certezza si arriva mediante qualcuno che è credibile. Si sa perché si crede. In questo senso il contenuto del credere va considerato un sapere. La differenza consiste essenzialmente non nel sapere ma nell'origine di questo sapere cioè nel mediatore.

A questo punto ci si chiede perché ci sia bisogno di un mediatore. Perché Dio non può accedere al nostro modo di conoscere naturale dal momento che la nostra conoscenza si realizza sempre attraverso i sensi. Non possiamo avere una conoscenza diretta di Dio, nel senso pieno di Dio, com' è in se stesso. Il credente attinge il suo sapere alla testimonianza di Dio che si mostra attraverso la rivelazione e la dottrina della Chiesa. In altre parole, la rivelazione come si è palesata nella Sacra Scrittura e la dottrina della Chiesa figurano come mediatrici.

Subentra quindi la particolarità del conoscere soprannaturale. Nella rivelazione il conoscere soprannaturale consente di arrivare a Dio nella sua essenza propria e particolare. Dio è uno in tre persone. Neanche i più sottili pensatori sono riusciti a cogliere questa verità fondamentale del nostro credo attraverso i mezzi della conoscenza naturale. Questa verità poteva manifestarsi solo attraverso la Rivelazione e costituisce la base della nostra fede.

Per quanto concerne l'origine dell´atto personale del credere non c'è bisogno di nessuna mediazione. Scoto intende sottolineare che la fede non é una virtù speculativa (habitus) e neppure il credere un atto speculativo, bensì un atto pratico. Il concetto di pratico ci può confondere: per gli Antichi e per Scoto un atto pratico non scaturisce dalla ragione ma dalla volontà.

Qual è la differenza tra un atto speculativo e un atto pratico?

L'atto speculativo è unilaterale, cioè non conosce libertà perché si basa sulla stretta corrispondenza tra soggetto e oggetto (per esempio: nel campo dei sensi risulta chiaro: tra l'occhio e l'oggetto dell'occhio, cioè il visibile, c'è una connessione necessaria; l'occhio non contempla la possibilità del non vedere a meno che non si ponga un ostacolo tra l'occhio e il visibile).

L'atto pratico invece presuppone il principio della libertà in quanto deriva dalla volontà (per esempio, l'individuo rimane libero e autonomo davanti alle scelte, mostrando un'inclinazione a negare ciò che è difficoltoso e affermare invece ciò che è facile).

A proposito del rapporto tra atto speculativo e atto pratico Scoto si esprime in questi termini: "l'atto pratico è più nobile, l'atto speculativo è più certo". L'atto pratico viene chiamato soprannaturale, per cui anche all'uomo è concesso agire in modo soprannaturale quando non reagisce soltanto a qualcosa ma agisce liberamente ai fini del bene per il bene.
C'è bisogno della mediazione quando si deve tradurre l'atto libero della fede in un atto del sapere.

Siamo giunti così al punto cruciale dove si incontrano la conoscenza soprannaturale e la conoscenza naturale.

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