2. Il concetto di ens


L'ens rappresenta questa totalità. Scoto attribuisce all'ens un significato vastissimo: niente è escluso, tutto è incluso. Scoto dice nihil excluditur. Si riscontra in Scoto già una differenziazione del nihil. egli distingue tra il nihil relativum e il nihil absolutum.

Quando si parla del nihil relativum, del nulla relativo, ci riferiamo sempre ad una mancanza, cioè c'è qualcosa che esiste ma non è presente; per esempio, non ci sono soldi. In realtà ci sono ma non nella mia tasca.

Il nihil absolutum invece è al di là del nostro pensabile, un fantasma metafisico; il nostro pensare non è in grado di pensare il nihil absolutum. Si potrebbe obbiettare dicendo che per esempio si può pensare al cerchio quadrato o a Dio che crea una pietra così pesante da non poterla sollevare. Rispondo che non va dimenticato che ci stiamo muovendo in campo metafisico, cioè dei concetti semplicemente semplici, non concetti composti.

Questi due esempi si riferiscono a realtà composte; si abbinano due cose che non vanno insieme. In campo metafisico il nihil absolutum è una contraddizione in sé. In filosofia ci muoviamo sempre sul livello del nihil relativum, si tratta quindi sempre di una negazione, qualcosa che è, viene negato.

Scoto dice: "negationes etiam non summe amamus" (Non amiamo le negazioni). Le negazioni non hanno un'originalità autentica.
Poi aggiunge: "affirmatio prior negatione" (ogni negazione si basa su una precedente affermazione).
"Id cui non repugnat esse"

L'ens contempla indirettamente anche le negazioni ma non le contraddizioni. Scoto afferma l'ens est: "id cui non repugnat esse", l'ens è ciò che non potrà essere a priori suscettibile di contraddizione.

L'ens ha una duplice funzione: da una parte è denominatore comune, rappresenta tutto ciò che è nella totalità, tutto ciò che non potrà essere a priori suscettibile di contraddizione; dall'altra parte l'ens rappresenta anche il singolare, per esempio considera un albero come albero, sta per ogni altro ente.

Questo concetto metafisico dell'ens è fondamentale per il dialogo con la scienza naturale e i sostenitori del nuovo ateismo. Questi ultimi sostengono che noi avremmo il dovere della dimostrazione di Dio negando una causa prima che si chiama Dio. Quando partiamo da un concetto dell'ens che esprime realtà, in effetti non possiamo negare che hanno ragione; dobbiamo mostrare che questo mondo contingente è l'effetto di una causa che si definisce Dio.

Con la concezione di ens di Scoto il dovere della dimostrazione ricade sugli stessi fautori del nuovo ateismo. Perché? Per Scoto l'ens equivale a possibilità "id cui non repugnat esse". Se noi applichiamo questo a Dio, Dio è "id cui non repugnat esse", sono i sostenitori del nuovo ateismo tenuti a spiegare perché escludono la possibilità del Dio creatore.

Noi non affermiamo la realtà scientifica della creazione perché in tal caso Dio avrebbe dovuto creare il mondo necessariamente ma la nostra fede, la Chiesa, ci suggerisce che Dio ha creato il mondo liberamente. Dio non sottosta al principium plenitudinis, cioè il principio della pienezza degli antichi greci che insegna che ogni possibilità deve realizzarsi. Dio è amore e il non creare il mondo è stata una possibilità reale; nessuno poteva costringere Dio all'atto della creazione. A causa di questo atto creativo libero dettato dall'amore di Dio non c'è una via necessaria dall'effetto alla causa.

La determinazione "infinitum" non è implicita nel concetto di ens ma non è neppure una contraddizione a priori del fatto che virtualmente è contenuto dell'ens. In riferimento a ciò Scoto porta un esempio fenomenologico interessante; il concetto di Dio, ens infinitum, si deve dimostrare. Percorrendo questa lunga via indiretta, mai diretta, si arriva virtualmente al concetto di ens infinitum e non si avverte alcuna contraddizione; l'intelletto allora quiescit, si placa.

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