D. Definizione di scienza


La scienza è il modo soggettivo del sapere di una realtà oggettiva.
Scoto utilizza in tal senso il concetto "habitus". L'oggetto (obiectum) che si va a conoscere si trasforma nel soggetto (subiectum) del sapere. L'oggetto conoscibile diventa soggetto conosciuto quando l'intelletto acquisisce la conoscibilità del soggetto (habitus).

Nell'oggetto-soggetto c'è una ratio, una ragione comune, aperta all'ens reale, all'oggetto stesso e dall'altro lato aperta al soggetto del sapere. A questo punto Scoto parla di due modi di scienza, scientia in se e scientia pro nobis. La scientia in se è il soggetto-oggetto del sapere totale di questa scienza.

La matematica per esempio è una scienza in sé, cioè, in sé conoscibile a prescindere dal fatto che probabilmente tutta la scienza matematica sarà conosciuta da noi. La matematica per noi è sempre una scienza per noi, non arriveremo mai al sapere totale della scienza in sé.

Lo stesso vale per la teologia. La teologia in sé esiste solamente in Dio. Non arriveremo mai a questo sapere totale di Dio neppure nella visio beatifica. Il nostro sapere di Dio è sempre nell'ambito della teologia pro nobis, nel modo in cui Dio ci ha rivelato. E' importante capire quando Scoto parla del soggetto-oggetto della scienza.

L'espressione habitus significa in Scoto un sapere acquisito. L'habitus scientifico è un possesso intellettuale che ha come contenuto una realtà nel modo del sapere. L'habitus si esprime nella dimensione antropologica della scienza. Scoto preferisce pertanto parlare del soggetto anziché dell'oggetto precisando che non è l'uomo a possedere questa scienza. La scienza ha una realtà fuori della realtà umana.

Proprio per il carattere di oggettività che contraddistingue la scienza, si deve parlare di soggetto della scienza. Scoto considera, quindi, la scienza come logica della proposizione in cui il soggetto è il portatore del predicato, il soggetto viene determinato dal predicato (la casa è rossa; il rosso determina la casa, per esempio). L'essenza del primo soggetto della scienza consiste nel portatore, nel contenitore di tutte le verità.

Le verità sono contenute in due modi: formalmente e virtualmente. L'habitus scientifico si delinea nel significato e unità ordinato ad un contenuto. Come esempio prendiamo la teologia. Questa scienza è formalmente ordinata a Dio. Dio è sia soggetto che oggetto della scienza teologica.


Cosa si intende per formaliter e virtualiter?

Per spiegare la differenza possiamo avvalerci di una distinzione fornita da Kant. Egli distingue tra proposizioni analitiche e proposizioni sintetiche. Le proposizioni analitiche sono proposizioni che spiegano, per esempio, il cerchio è rotondo; il rotondo è già presente nel soggetto cerchio; queste proposizioni non portano un nuovo sapere; implicitamente il sapere è nel soggetto stesso.
Le proposizioni sintetiche ampliano la nostra conoscenza; per esempio la casa è rossa. Il rosso non è necessariamente contenuto nel soggetto casa. La conoscenza aumenta.

Formaliter si riferisce a ogni affermazione che si lascia dedurre direttamente dal soggetto. Virtualiter indica le proposizioni che non si lasciano direttamente dedurre dal soggetto ma non si trovano in contraddizione con lo stesso soggetto. Il rosso non è direttamente contenuto nel soggetto casa ma rappresenta una possibilità del soggetto; sono indirettamente ordinate.

Si potrebbe dire così: formaliter afferma la proposizione attuale del soggetto, virtualiter indica la proposizione possibile e si esprime bene nel concetto di Dio.

Secondo Scoto il filosofo è in grado coi mezzi naturali di creare un concetto di Dio, cioè l'ens infinitum. Che Dio sia, questo secondo Scoto, si lascia dimostrare formalmente dal concetto di ens.

Pongo un argomento della storia della religione: in tutti i tempi si accetta la convinzione che Dio è, ma non è chiaro chi sia Dio. Dio è sempre ovvio, per cui si accettava solo il fatto che c'era qualcosa che era Dio: si accettava l'esistenza di qualcosa di divino.

Cerca nel sito