C. La sintesi filosofica


I più grandi filosofi sono i bambini perché domandano, si stupiscono si meravigliano facilmente anche delle piccole cose e hanno la tendenza a scomporre, a dividere, smembrare, ad analizzare per poi rimettere tutto insieme, ricomporre, sintetizzare. La filosofia muove dallo stupore per esplicarsi nell'analisi e poi nella sintesi.

Dopo aver affrontato la parte riguardante l'analisi, vediamo ora cosa si intende per sintesi, attività indispensabile nel processo della conoscenza. Analisi e sintesi sono entrambe necessarie nel conoscere.

Ci sono diversi modi, diverse possibilità di sintesi: la musica per esempio è una sintesi; la parte analitica nella musica riguarda le aspettative dell'ascoltatore che vanno soddisfatte, altrimenti l'ascoltatore rimane inappagato. La musica esercita un influsso, implica delle aspettative da parte dell'ascoltatore che devono trovare un riscontro. La nostra natura ci porta ad avere delle aspettative. La musica a 12 toni per esempio non risponde a ciò che siamo abituati ad ascoltare basandosi su un principio naturale. Si può suonare un tono solamente dopo che gli altri undici sono suonati. Questo principio invece non ha un fondamento nella natura dell'uomo.
Nella musica la disarmonia, che rappresenta la parte analitica, deve tradursi in armonia, parte sintetica.

Nella filosofia stessa sussistono diversi modi di sintesi. In ambito universitario ci si occupa maggiormente della sintesi scientifica. Vorrei fare una breve introduzione all'epistemologia.

La struttura di una scienza si può suddividere tra obiectum materialis e obiectum formalis. Obiectum materialis è l'oggetto, l'ambiente, la realtà che ha bisogno di una prospettiva. La medicina, per esempio, si occupa dell'uomo (cioè l'obiectum materialis) ma dalla prospettiva della malattia (cioè l'obiectum formalis). Tutte le scienze naturali in filosofia vengono definite scienze particolari perché si occupano di una parte della realtà e prendono in considerazione questo oggetto naturale da una prospettiva particolare (la malattia, per esempio).

La filosofia invece come la teologia è una scienza universale essendo il suo oggetto materiale tutta la realtà. La filosofia non si concentra soltanto su una parte, ma esamina la realtà nella sua totalità. Ogni scienza è determinata da un oggetto formale, prospettiva da cui si considera l'oggetto materiale. Per esempio nel caso della medicina, come già accennato, è la malattia.

Nelle scienze particolari si considera solo una parte della realtà e questa parte viene esaminata soltanto da una prospettiva particolare. La filosofia invece, e anche la teologia, sono scienze universali per cui l'oggetto materiale è tutta la realtà. Questa totalità viene presa in considerazione da una prospettiva universale, totale. Questo si esprime nella famosa formula ens in quantum ens, concetto che ha già permeato la filosofia aristotelica.

Scoto segue la scia di Aristotele definendo l'oggetto-soggetto della filosofia quale ens in quantum ens. Da questa visione risulta che il modo di procedere della filosofia è sempre indiretto, poiché, per esempio, un filosofo considera filosoficamente l'albero come albero. Come guarda un falegname l'albero? Un falegname guarda l'albero in base alle sue esigenze, al suo uso. Come guarda un membro del partito dei verdi all'albero? L'albero diventa un soggetto politico da proteggere. Come guarda un teologo o credente ad un albero? L'albero è visto come il prodotto del creatore. Queste sono tutte diverse prospettive da cui si osserva. Come guarda il filosofo all'albero? - Ci si chiede a questo punto. Il filosofo considera l'albero in quanto albero, il filosofo non vuole sfruttare ma neppure imporre qualcosa, per esempio formulare una ideologia. Emerge che ciò non è possibile essendo io osservatore al di fuori della realtà albero.

La filosofia dunque, secondo Scoto, è una scienza indiretta in ultima analisi. Con i termini della filosofia moderna si potrebbe dire che la filosofia è fenomenologia, insegnandoci che le cose parlano la loro propria lingua e dobbiamo sempre compiere un passo indietro (legein ta phainomena; epoche).

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