A. Conoscenza e analisi


Divide et impera sono parole di Cesare per affermare che per imperare e governare bisogna innanzitutto dividere. Per guidare bisogna delegare, condividere il potere, principio che sta alla base dell'economia e della politica. In filosofia prende il nome di analizzare, scomporre un tutto nelle sue componenti per esaminarle una per una. Nel pensiero filosofico medioevale questi concetti vengono espressi nella distinzione, nel distinguere; la quaestio viene suddivisa in distinzioni.

Scoto è il maestro delle distinzioni. Talvolta si ha l'impressione che quando Scoto si trova di fronte ad un problema indissolubile, introduca una nuova distinzione; questo analizzare, in latino resolutio, è solamente la prima parte del comprendere; segue una seconda parte, quella sintetica. Per Scoto l'intelletto si esplica nelle due attività: intellectus componens e intellectus dividens.
Spiegherò adesso alcune distinzioni basilari per la lettura del pensiero di Scoto.

Scoto fa tre distinzioni fondamentali:

Distinctio realis: "Distinctio realis in sensu proprio contingit inter rem et rem, id est inter omnia haec, quae non solum metaphysice distingui, sed etiam physice separari possunt." (La distinzione reale concerne la differenziazione tra due cose che non sono solo metafisicamente ma anche fisicamente diverse).

Distinctio mentalis: "Distinctio pure mentalis occurrit e.c. inter definitionem et definitum, velut inter homo et animal rationale" (La distinzione riguarda la cosa reale e il concetto mentale di questa cosa, ciò che definisce e ciò che è stato definito – per esempio l'uomo come cosa [ens reale] e l'uomo come concetto [ens secundum quid]).

Distinctio formalis: "Haec distinctio sita est in medio inter distinctionem pure mentalem seu distinctionem rationis ratiocinantis et distinctionem realem proprie sumptam." (questa distinzione si colloca tra la distinzione reale e quella mentale, non res sed rei, non è una cosa ma della cosa).

Due cose sono tra loro formalmente distinte quando sono elementi costitutivi di un'unica e medesima realtà, ma nessuna delle due è anche elemento costitutivo dell'altra, cioè rientra nella sua descrizione essenziale.

Il concetto intorno a cui ruota il pensiero di Scoto è sempre l'ens, concetto di cui parleremo più avanti.
Nel processo cognitivo si parte dall'ens reale (albero concreto) per arrivare all'ens secundum quid, che è il concetto dell'albero. Il compito dell'intelletto componens et dividens consiste proprio in questo.

"Intellectus agens ponitur, ut per ipsum transferatur obiectum de ordine in ordinem. Quod sic intelligi potest de ordine sensibilium ad ordinem intelligibilum" (l'intelletto agente converte l'oggetto percepito attraverso i sensi in oggetto intelligibile).

In altre parole l'intelletto trasforma il singolare e il particolare, in universale e generale; il concreto viene cioè astratto, universalizzato. L'albero viene percepito con un contatto diretto nella sua esistenza; Scoto definisce questo modo di conoscere conoscenza intuitiva, che è sempre concreta e singolare, esiste solamente fino a che l'oggetto della conoscenza tocca i miei sensi. Ciò vale non solamente nel campo dei sensi. C' è chiaramente anche un'intuizione intellettiva quando io sono toccato da un'idea o da una realtà spirituale. La conoscenza intuitiva è la conoscenza della cosa attualmente esistente:

"Cognitio (intuitiva) est per se existentis, sicut quae attingit obiectum in sua propria existentia actuali" .

Nel primo contatto della potenza conoscitiva con la cosa (intentio prima) comprendiamo, secondo il Dottore Sottile, in modo indistinto la quiddità della cosa in due modi:

1) come esistente (in conoscenza intuitiva) oppure

2) indipendente dalla esistenza attuale della cosa (in conoscenza astrattiva).

La quiddità (quidditas) è la natura dell'individuo che può essere compresa dal nostro intelletto. Con altre parole la quiddità è un composito dell'ecceità e della natura comune che può essere predicato della sostanza individuale. In questo senso è possibile la conoscenza dell'individuo come una comprensione di natura comune contratta in sostanza individuale attraverso il principio di individuazione .

La conoscenza astratta invece è mediata, cioè l'oggetto viene rappresentato attraverso una specie (species intelligibilis). L'intelletto trasforma la species sensibilis in species intelligibilis: sentimus singolare, intelligimus universale.
Quando l'intelletto agente trasforma il concreto, il singolare in generale, l'universale non modifica la species sensibilis, ma ne coglie la ratio indifferente. Per Scoto la conoscenza astratta non si sviluppa nello schema della forma e materia, quando cioè la materia è pura passività e determinabilità e la forma determina la materia; materia e forma sono due cause autonome ma parziali e una non può fare niente senza l'altra; solamente insieme danno vita alla conoscenza.

Per esempio la creta è la materia passiva e il vasaio è l'agente che produce un vaso o un contenitore conferendo forma alla materia. Anche la creta esercita una certa causalità, non è pura passività perché possiede una certa inclinazione verso certe cose (con la creta posso fare determinate cose, non tutto).

Va aggiunto che i due modi del conoscere sono complementari; non è possibile conoscere solo nel modo intuitivo o solo nel modo astratto. Entrambi i modi si completano a vicenda. La conoscenza intuitiva risulta più perfetta, ma la conoscenza astratta è più sicura perché è necessaria, universale e si può insegnare; la conoscenza intuitiva si può soltanto testimoniare.

La conoscenza astrattiva, avvalendoci delle parole di Scoto, termina nell'essere comune come ens univoco, essenza, categorie, concetti trascendentali... Duns Scoto distingue diversi gradi dell'unità nell'ambito dei concetti.

Cerca nel sito