1. Teoria della conoscenza



Avvalendoci di percorsi indiretti, dobbiamo fare una riflessione sul conoscere e chiederci quali siano le condizioni che rendono possibile la nostra conoscenza filosofica. In altre parole in filosofia c'è il principio fenomenologico da cui, quando voglio conoscere qualcosa nella sua realtà originale, devo mettermi nella situazione in cui essa si mostra nel suo essere.

Facciamo un esempio concreto: se voglio vedere il leone nella sua essenza, non posso andare allo zoo, perché questo non è il suo contesto naturale; devo andare in Africa e devo essere disposto anche a mettermi in situazione di pericolo; solo a queste condizioni posso vedere il leone nella sua vera essenza.

Scoto ha avuto già un'intuizione per l'ambito del conoscere, die Bedingung der Möglichkeit, per usare le parole di Kant, la condizione di possibilità del conoscere. Scoto tratta questo tema nell'ambito dell'elaborazione del primum obiectum potentiae cognitivae.

"Nostra cognitio a sensu incipit"

"La nostra conoscenza inizia dai sensi". Scoto discute di questa concezione quando tratta il tema del primum obiectum potentiae cognitivae, non contestando il fatto ma chiedendosi quale sia la potentia cognitiva.

Egli, in quanto maestro delle distinzioni, distingue tra pro statu istu e ex natura potentiae; pro statu istu corrisponde alla fattualità, mentre ex natura potentiae si riferisce alla potenzialità del conoscere e non si rifà unicamente al momento fattuale.

Scoto formula una definizione:


"Illud est primum obiectum potentiae cognitivae sub cuius ratione cognoscuntur omnia alia ab illo sicut patet de visu:"
(quello è il primo oggetto della nostra facoltà cognitiva, sotto la cui ragione tutto il resto viene compreso come appare nel vedere).

La luce è il primo oggetto della nostra facoltà cognitiva in quanto rende visibili le cose, rende possibile la visibilità del conoscere, ciò che Kant definisce die Bedingungen der Möglichkeit.

Il Dottor Sottile è il primo ad elaborare una critica della ragione, non Kant come comunemente si crede. Scoto distingue tra "primum obiectum in ordine temporis sive originis" (primo nell'ordine temporale oppure dell'origine).

La seconda distinzione è "primum obiectum in ordine adaequationis"
(primo nell´ordine della adeguatezza alla mente umana, l´ordine della conformità, Angemessenheit) e la terza distinzione "primum obiectum in ordine perfectionis" (primo in ordine del perfetto).

Per illustrare il primum obiectum in ordine temporis possiamo citare una scoperta interessante fatta da Lorenz, un austriaco che ha compiuto varie ricerche in questo campo. Egli osservò che le oche erano condizionate dalle cose che vedevano nel momento in cui uscivano dall'uovo; normalmente ciò che vedono per prima è la madre oca; Lorenz fece l'esperimento in modo che fosse lui stesso il primo oggetto visibile dalle oche alla nascita; accadde allora che le piccole oche corsero dietro a lui e non alla loro madre anche in situazioni di pericolo.

Il primo conosciuto è pertanto il primo condizionamento in base a cui tutto il resto viene preso in considerazione. Le esperienze negative per esempio condizionano tutto il nostro processo cognitivo. L'oggetto proprio dell'intelletto umano prende il nome di quidditas rei materialis. Come afferma San Tommaso c'è sempre una proporzione fra la potenza e l'oggetto che le è proprio.

Primum obiectum in ordine adequationis è l'ens in quantum ens, l'ente in quanto ente; ci soffermeremo più avanti su questo tema.

Primum obiectum in ordine perfectionis: in questo ordine si guarda all'oggetto della conoscenza. C'è una gerarchia del conoscere che presuppone qualcosa che si colloca in una posizione più elevata e qualcosa che si colloca in una posizione più bassa. Dio è l'oggetto più nobile del nostro processo cognitivo.

San Tommaso, che non elabora questa distinzione, afferma che il primo oggetto della nostra conoscenza è quidditas rei materialis. Scoto non dissente da questa posizione, precisando che primum obiectum è la quidditas rei materialis, solo in ordine temporale.

Enrico di Gand, sulla scia della teoria dell'illuminazione, sostiene che Dio dà la luce, grazie a cui conosciamo le cose; Dio ha illuminato pertanto la nostra conoscenza. Scoto asserisce che è vera l'affermazione che conosciamo grazie a Dio, ma va inserita nell'ambito dell'ordine perfectionis, non dell' ordine di temporis.

Per Scoto quindi c'è verità sia in Tommaso che in Enrico di Gand ma non per quanto concerne la conoscenza ex natura potentiae totale. Egli osserva che il primum obiectum in ordine adaequationis è l'ens in quantum ens; il nostro intelletto è, per sua natura, costituzionalmente ordinato a conoscere l'essere nella sua totalità e completezza.

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