Studi e insegnamento a Parigi

 

La permanenza di Scoto a Parigi fu però di breve durata. Nel 1303, infatti, si consumava il conflitto tra papa Bonifacio VIII e Filippo il Bello. Sappiamo che un gran numero di teologi dell’Univeristà prese le parti del re, ma nel 1920 p. Ephrem Longpré ha ritrovato nell’Archivio Nazionale di Parigi la lista di 87 frati minori che rimasero fedeli al papa. Tra questi compare anche il nome di Fr. Johannes Scotus. Il 25 giugno dell’anno 1303, il re ordinò che i teologi dissenzienti dalla sua linea politica fossero espulsi dal regno entro tre giorni, mentre il papa sospese all’Università la facoltà di conferire titoli accademici. La vita universitaria parigina ne risultò paralizzata e Scoto fu costretto a lasciare Parigi.

Non si conosce dove Scoto abbia trascorso questo periodo di "esilio". Nella più normale delle ipotesi potrebbe essere tornato ad Oxford, ma c’è chi avanza l’ipotesi che si sia recato presso lo Studio generale dei Francescani a Bologna o che abbia trascorso questo tempo in quello di Cambridge. Sulla presenza di Scoto a Cambridge, d’altra parte, vi sono alcune importanti testimonianze come quella del colophon del manoscritto 66 del Merton College di Oxford in cui il copista, al termine del Commento al IV libro delle Sentenze, annota: “Questo è dall’Ordinatio del venerabile frate Giovanni Duns, dell’Ordine dei Frati Minori, che fiorì a Cambridge, Oxford e Parigi e che morì a Colonia”. Un’altra testimonianza ci viene dallo stesso Scoto che, nella quarta questione della prima distinzione del suo Commento al primo libro delle Sentenze, sembra far esplicitamente riferimento ad una sua precedente “questione cantabrigiense”.

La lontananza da Parigi, in ogni caso durò poco. Restituita nel 1304 da papa Benedetto XI la facoltà all’Università di Parigi di conferire i gradi accademici, abbiamo una lettera del 18 novembre di quello stesso anno in cui il Ministro generale, Gonsalvo di Spagna, invia nuovamente a Parigi Giovanni Duns Scoto. In questa lettera, indirizzata al superiore dei Francescani di Parigi, Gonsalvo scrive: “raccomando alla tua carità il nostro carissimo fratello [...] Giovanni Scoto di cui la vita degna di lodi, l’eccellente scienza, il sottilissimo ingegno ed altre notevoli qualità mi sono ben conosciute, sia per la lunga comunanza di vita con lui, sia per la sua fama, che è ormai ovunque conosciuta”.

L’anno successivo Scoto divenne finalmente Maestro reggente della Cattedra di Teologia dei francescani a Parigi, ma la sua reggenza fu di breve durata. Negli atti di un Capitolo provinciale del 1308 lo troviamo, infatti, menzionato come “Fr. Giovanni, lettore di Colonia”. I motivi di tale trasferimento ci restano ignoti.

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