3. La questione degli scritti

A questo primo motivo, che spinse l'Ordine Francescano ad iniziare la grande impresa dell'edizione critica dell’Opera omnia del suo Dottore e Maestro, ben presto se ne aggiunse un altro, che forse divenne per qualche tempo preponderante: si trattava della situazione di stallo in cui si era venuta a trovare la Causa per la beatificazione di Scoto, a motivo delle «difficoltà» che erano state presentate alla Congregazione dei Riti in merito agli scritti e alla dottrina di Scoto.


Nel processo del 1908, la Congregazione aveva fatto presente che «si doveva soprassedere, allo scopo di premunirsi del cosiddetto decreto di approvazione degli scritti, condizione previa indispensabile per qualunque avanzamento della Causa». La questione degli scritti, è detto ancora, «ha costituito il maggior obice al proseguimento della Causa». E ancora: «Il maggiore ostacolo alla soluzione positiva della Causa di Duns Scoto era quello degli scritti».

Furono pertanto nominati, nel 1916, due teologi Censori, con l'incarico di esaminare accuratamente tutti gli scritti di Duns Scoto, contenuti nei 26 volumi della edizione del Vivès. I loro «giudizi» pervennero rispettivamente nel 1917 e nel 1918.

Il primo Censore si augurava che i rilievi da lui fatti non fossero tali da ostacolare l'iter della Causa, mentre il secondo Censore concludeva affermando che non vi era nulla negli scritti di Scoto che potesse ostacolare il procedere della Causa di beatificazione.

Le loro conclusioni non furono giudicate soddisfacenti, per cui il 7 maggio 1918 la Congregazione chiese agli Attori della Causa di vagliare attentamente le osservazioni dei due Censori. L'esame fu fatto dall'Avvocato Giovanni Romagnoli, il quale dopo aver studiato e diluito i rilievi mossi, esprimeva anche lui il voto che gli «amplissimi Patres» della Congregazione confermassero e dichiarassero che non vi fosse nulla che ostacolasse il procedere oltre.

Tutto questo materiale fu pubblicato nel volume edito dalla Congregazione dei Riti, Positio super scriptis, Roma 1920.

Purtroppo la Causa non procedette. Il 27 luglio 1920, furono mosse altre obiezioni, a presentare le quali si prese cura un terzo Censore, il Card. Andrea Frühwirth. Egli si avvalse di numerosi collaboratori, e già il 28 agosto 1923 poteva presentare alla Congregazione il frutto delle sue fatiche; esso fu pubblicato, in 401 pagine a stampa, il 10 aprile 1925.

Le difficoltà da lui elaborate furono «il punto di partenza per uno studio approfondito del problema».

Le osservazioni del terzo Censore erano principalmente due:

– non c’è un catalogo delle opere autentiche di Scoto

– la sua dottrina, essendo in molti punti diversa dalla dottrina di S. Tommaso prescritta dalla Chiesa nelle scuole cattoliche, è cotnraria alla fede e ai costumi.

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