2. Il collegio di Quaracchi

Nel fervore degli studi e delle ricerche sui maestri del passato, che si sviluppò nella seconda metà del secolo scorso, mentre a Quaracchi un'équipe di studiosi francescani attendeva alla edizione critica delle Opere di S. Bonaventura, voluta espressamente dai superiori come frutto del sesto centenario della morte del Santo (1874), mentre i Domenicani, per volere di Leone XIII intraprendevano l'edizione critica delle Opere di S. Tommaso, ben presto si avvertì l'esigenza di allargare il campo delle ricerche anche ad altri autori. A Quaracchi, oltre a S. Bonaventura, molte opere di ordine storico, biografico, agiografia, dottrinale, giuridico ecc. furono edite: o separatamente, o in collane, o nella rivista Archivum Franciscanum Historicum.

Non si affrontò allora il problema delle Opere di Duns Scoto, anche perché nel frattempo a Parigi, come abbiamo accennato, era stata ristampata in in 26 volumi l'edizione antica del Wadding. A frenare, inoltre, una eventuale spinta in tal senso, poteva essere stata la stessa enciclica Aeterni Patris di Leone XIII (1878), la quale mentre imponeva nelle scuole lo studio di S. Tommaso e riconosceva che «si deve accogliere con animo aperto e grato tutto ciò che sapientemente è stato detto e che è stato scoperto ed escogitato utilmente da chicchessia», ammoniva però severamente: «se qualche cosa fu cercata dagli Scolastici con eccessiva sottigliezza o trasmessa con poca ponderazione ... non intendiamo che sia proposta all’età presente, perché la segua ».

Pur non essendo provato, non era difficile immaginare che con le parole «eccessiva sottigliezza» il Papa avesse voluto mettere in guardia anche dalle dottrine di Scoto, che da tutti era conosciuto proprio come il «Dottor Sottile».

Ciò nonostante, tanto nell'Ordine quanto al di fuori di esso, si avvertì ben presto l'esigenza di fornire agli studiosi una vera e sicura edizione critica delle Opere di Scoto.

Gli studi in questo campo si svilupparono un po' dappertutto, ma specialmente nell'ambito del Collegio di Quaracchi.

Scoto non poteva più essere letto e studiato in edizioni imperfette, insicure, spurie; era ormai indilazionabile la creazione di un organismo che curasse l'edizione critica delle Opere, un'edizione cioè che desse un elenco completo delle Opere autentiche e il testo genuino di Scoto, criticamente restituito.

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