Le fonti: Aristotele e Agostino

Scorrendo gli indici degli autori emerge con chiarezza come, ancora una volta, Aristotele costituisca l’autore principale con cui il Dottor Sottile si confronta. I temi trattati in queste distinzioni finali, d’altra parte, vanno come a chiudere un cerchio in cui le tematiche escatologiche richiamano direttamente quelle protologiche contenute nei primi volumi dell’Ordinatio. Si tratta di argomenti di metafisica che attraversano trasversalmente il volume, come quello del rapporto tra anima e corpo, tra l’aspetto sensibile e quello spirituale dell’essere umano, tra eternità e tempo. Tutte tematiche che trovano nella filosofia aristotelica il loro imprescindibile retroterra filosofico, nella sempre vigile distinzione tra le risposte cui può giungere la sola ragione e quelle cui si può pervenire se questa si lascia illuminare dal dato di fede. È esemplare al riguardo quanto afferma il Maestro rispondendo al primo argomento quod sic della questione3 della distinzione 42, dove, chiedendosi se la natura possa essere causa attiva della risurrezione, si dice che può esserlo dal momento che in natura la potenza passiva e naturale è in vista della risurrezione. Nella sua replica Duns Scoto scrive: «Ad primum principale dico quod non est aliqua potentia passiva creata, cui non correspondeat potentia activa in natura, ne ponatur potentia passiva frustra. Sed diversimode ponitur ista activa in natura secundum philosophos et theologos, stricte enim accipiendo naturam activam pro ‘natura creata’. Non quia Aristoteles ponit intellectum immediate induci a Deo ..., sed accipiendo naturam pro agente ‘naturali necessitate’, sic philosophus diceret esse potentiam activam in natura, quia primam causam agentem ‘naturali necessitate’ in istud passum. Sed theologi negant in natura esse potentiam activam etiam isto modo, quia dicunt primum agere in istud non naturali necessitate sed libere...». Scoto riprende qui una controversia di cui aveva già trattato più diffusamente nel prologo dell’Ordinatio, cogliendo così l’occasione per rimarcare la differenza tra le risposte cui può giungere la mente umana e quelle offerte dal dato rivelato. Lo stesso si ripete per la questione2 della distinzione 48 dove, discutendo della fine dei moti celesti, dopo aver esposto le ragioni del filosofo e, quindi, quelle dei teologi, conclude: «Ad quaestionem potest dici quod nec Philosophus probat necessario conclusionem suam, – nec theologi suam, nedum per rationem necessariam, sed nec per auctoritatem Scripturae evidentem. ... Quid igitur? Prima pars [scilicet sententia Philosophi] probabilius videtur probari quam secunda [scilicet sententia theologorum]: licet secunda expresse ex Scriptura non habeatur, magis videtur concordare dictis sanctorum et Scripturae».

Se Aristotele è l’indiscussa auctoritas filosofica, non si può trascurare l’importanza di Agostino tra le auctoritates cristiane. Il riferimento alle sue opere, in particolare qui al De Trinitate e al De civitate Dei, è continuo e le citazioni di questo padre della Chiesa sono seconde solo a quelle bibliche. L’argomentare del nostro Maestro si snoda così, articolato e “sottile” come ci ha abituato, per illustrare le ultime verità di fede e, attraverso di esse, sondare il grande mistero della libertà di Dio e dell’uomo.

Al termine di questa breve presentazione corre l’obbligo di ricordare la figura di colui che, certamente più di ogni altro, ha contribuito a portare a compimento questo impervio lavoro di restituzione del testo critico della Lectura e dell’Ordinatio di Giovanni Duns Scoto: P. Barnaba Hekić, OFM. La sua presenza e il suo lavoro diuturno, per più di sessant’anni, alla Commissione Scotista, prima come Socio e poi come Presidente della stessa, si è interrotto per motivi di salute proprio nell’ultima fase di preparazione di questo volume. Ritiratosi nella Provincia religiosa del Veneto, a cui apparteneva, ha continuato a seguire con immutata passione le tappe che mancavano alla pubblicazione dell’opera, fino al giorno della sua morte avvenuta lo scorso 24 ottobre 2013. È con un grato ricordo a lui e a tutti i Frati Minori, che negli anni si sono succeduti ai tavoli della Commissione Scotista, che si è oggi lieti di poter offrire agli studiosi e agli appassionati di questo grande Maestro francescano tutta la sua principale opera teologica.

 

 

 

 

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