Le distinzioni 43-49

Le sette distinzioni, dalla 43 alla 49, raccolte nel presente volume trattano il tema dei novissimi. La distinzione 43 è tutta dedicata alla risurrezione, in essa il Maestro si interroga sulla possibilità per l’uomo di risorgere (q. 1); sulla conoscibilità della risurrezione (q. 2); se la causa attiva di questa risieda nella natura umana (q. 3); se la risurrezione possa dirsi “naturale” (q. 4); e, da ultimo, se essa avvenga in un tempo istantaneo (q. 5). La distinzione 44, invece, è divisa in due parti: nella prima l’attenzione si concentra su come debba essere intesa la risurrezione della carne, cioè come l’elemento sensibile e caduco dell’essere umano possa sussitere nell’eternità; nella seconda, per converso, si discute della possibilità che gli spiriti malvagi e quelli dei dannati possano essere sottoposti a delle pene sensibili, come il fuoco dell’inferno. Oggetto della distinzione 45 è il tipo di conoscenza dell’anima in statu separationis, cioè dopo che con la morte è stata separata dal corpo: se essa possa conoscere l’essenza delle cose che aveva conosciuto prima di morire (q. 1); se possa conoscere qualcosa di nuovo (q. 2); se in essa rimanga la memoria degli avvenimenti precedenti alla separazione dal corpo (q. 3); se i beati siano a conoscenza delle preghiere che a loro rivolgono i vivi e se, conoscendole, preghino a loro volta per i vivi (q. 4).

Dopo essersi soffermato in queste prime tre distinzioni sulla condizione in cui l’essere umano si viene a trovare dopo la morte, Duns Scoto, seguendo il percorso tracciato dal Lombardo, dedica le distinzioni 46-48 al secondo dei novissimi, cioè il giudizio divino. Il punto di partenza è costituito dalla giustizia e dalla misericordia di Dio alle quali è riservata la distinzione 46, divisa in quattro questioni. Qui Scoto, dopo aver velocemente richiamato i concetti di giustizia e misericordia divina (q. 1-3), nella lunga e articolata questione conclusiva riflette su come Dio nel suo giudicare eserciti entrambe queste virtù (q. 4). La breve distinzione 47 è, poi, dedicata interamente al giudizio universale. Anzitutto viene richiamato il senso del termine, quindi se tale giudizio avverrà in maniera istantanea o in un lasso di tempo più o meno breve e, infine, si accenna all’eventuale luogo in cui si terrà (q. 1). La seconda questione della distinzione 47 si occupa, invece, del fuoco che purificherà il mondo. Anche la distinzione 48, l’ultima sul giudizio finale, è divisa in due questioni, di cui la prima tratta della forma, umana o gloriosa, che Cristo assumerà come giudice, mentre nella seconda ci si chiede se il giudizio finale determinerà anche la fine del moto dei corpi celesti. L’ultima distinzione del volume, la distinzione 49, è certamente la più estesa ed è stata divisa in due parti. La prima consta di sei questioni, che trattano diffusamente della condizione dei beati; la seconda, costituita da un’unica questione, si occupa dell’impassibilità del corpo dei beati dopo la risurrezione. Quest’ultima compariva nelle precedenti edizioni come questione tredicesima della distinzione 49, ma le note marginali presenti nel codice di Assisi hanno portato gli editori ad escludere le questioni dalla settima alla dodicesima e quelle successive alla tredicesima, perché non personalmente riviste da Duns Scoto, così come tutta la distinzione 50. Va, infine, ricordato che, proprio per quest’ultima questione, il manoscritto di Parigi 3114-2 non è stato utilizzato a causa delle numerose e consistenti discordanze rispetto agli altri testimoni, tanto da far ritenere che, in questo caso, il copista abbia seguito il testo di una reportatio.

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