In merito alla questione di Dio come primum cognitum dell’intelletto umano, Timothy B. NOONE (The Catholic University of America) ha ricostruito non soltanto il retroscena più lontano – partendo da Gilberto di Tournai – ma si è soprattutto soffermato, nello specifico, sulle posizioni di Enrico di Gand e del Dottor Sottile; in merito a quest’ultima, l’Autore ha ripresentato la distinzione tra primum in senso temporale oltre che relativamente all’adeguazione formale da parte dell’intelletto, soffermandosi particolarmente sul ruolo dell’oggetto nella conoscenza abituale.

 


Prof. Tim Noone

 

Tema: Dio come primum cognitum nel pensiero di Scoto

I filosofi e i teologi del Medio Evo discussero a lungo sul problema del primo oggetto conosciuto dalla mente umana. San Tommaso, ad esempio, espone la teoria su Dio come primum cognitum in diverse opere, soprattutto nel suo Super Boetii librum De Trinitate. Partendo dal modo con cui san Tommaso discute la tesi che Dio sia primum cognitum, proponiamo la sua stessa teoria rielaborata prima da Guibert de Tournai e poi da Enrico di Gand. E’ importante notare che Enrico, la cui teoria di Dio come primum cognitum è notevolmente elaborata, abbia posto un unico concetto, che apparentemente è comune a Dio e alla creatura, mentre in realtà contiene due concetti: uno indeterminato negativamente e che perciò, di fatto, punta a Dio, l’altro indeterminato privativamente e che, di fatto, punta alle creature. L’insegnamento di Enrico comunque è che, in realtà, sono pochi coloro che riconoscono i due concetti sotto l’apparenza di un singolo concetto amorfo, davvero pochi possono farlo. Dal canto suo il beato Giovanni Duns Scoto critica questa teoria e ne propone una sua, in cui distingue tre significati diversi secondo cui qualcosa può essere primum cognitum. Nel suo insegnamento su ciò che è primo nell’ordine della generazione o del tempo, Scoto distingue tra ciò che è primo conosciuto attualmente e potenzialmente, tra conoscenza confusa e di ciò che è confuso, tra conoscenza distinta e di ciò che è distinto e, da ultimo, tra conoscenza attuale e abituale. Ciò che se ne conclude è che l’insegnamento di Scoto ha tratti sorprendentemente simili a quello di Enrico: anche per Scoto, nonostante il fatto che l’ente sia univoco, il concetto è presente al nostro intelletto, benché inizialmente non di fatto conosciuto e, anche quando esso è conosciuto, solo poche persone lo conoscono o possono conoscerlo.

 

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